Giubileo
2025
-Pellegrini di Speranza-
Sabato 29 marzo, a Roma, nell’anno del Giubileo 2025,
eravamo in tanti in cammino verso la Porta Santa.
C’era una gran parte della nostra Diocesi
Sorrento-Castellammare di Stabia, suddivisa in gruppi, secondo la Parrocchia di
appartenenza.
Ogni gruppo era contraddistinto da un numero su
paletta e tutti eravamo accumunati dagli stessi colori del cappellino blu e
della sacca verde, caratterizzati dal logo della Diocesi.
La partenza per tutti è stata di mattino presto,
intorno alle tre.
Noi, appartenenti alla Parrocchia della Natività di
Maria Vergine dei Colli di Fontanelle, eravamo contraddistinti dal numero dodici,
ma di gruppi se ne contavano all’incirca 70-80, quasi tutti provenienti dalla
Penisola Sorrentina.
Benché assonnati, durante il viaggio abbiamo discusso
sugli argomenti del Vangelo e della Bibbia che più ci hanno colpito in quest’
ultimo periodo e abbiamo avuto un interessante e costruttivo confronto con il
nostro sac. don Antonino De Maio che ci ha illuminato sugli aspetti di più
difficile comprensione riguardanti il vero significato teologico di alcuni
brani del vecchio e del nuovo Testamento.
Ai primi bagliori dell’alba abbiamo pregato i Salmi e
poi, con entusiasmo crescente, siamo arrivati a Roma.
Dal parcheggio, abbiamo raggiunto il luogo del raduno
ovvero la piazza Pia e lì ci siamo incontrati tutti e, tra abbracci,
chiacchiere e saluti, abbiamo sopportato la lunga attesa prima di incamminarci
lungo la Via della Conciliazione per raggiungere la piazza del Vaticano.
Lungo questo percorso, guidati dal nostro Vescovo Franco
Alfano, abbiamo recitato il Rosario.
C’era aria di festa: si percepiva un forte senso di
gioia perché tutti eravamo felici di
partecipare a questo pellegrinaggio giubilare diocesano; tutti
avvertivamo la forza e la fede di questa massa di persone in cammino, di cui noi
stessi facevamo parte; tutti eravamo desiderosi della misericordia e del
perdono divino e tutti eravamo diretti alla stessa meta ovvero al varco della
Porta Santa per poi partecipare alla Messa, celebrata dal nostro Vescovo e da
tutti i sacerdoti che ci hanno accompagnati in questo insolito viaggio
spirituale.
Non è stato un attraversamento facile questo, perché
davvero eravamo troppi e spesso ci si confondeva con altri gruppi, si perdeva
di vista il proprio capofila che, per quanto alzasse la paletta con il numero
di appartenenza, era spesso sballottato di qua e di là.
Nonostante queste difficoltà il nostro gruppo è
riuscito a rimanere compatto e coeso e, dopo i previsti controlli, abbiamo
raggiunto l’ingresso della Basilica.
È stato emozionante il passaggio della Porta Santa che
per noi cattolici ha il semplice significato di penitenza, perdono e
rinnovamento della nostra promessa di fede.
Ci siamo sentiti orgogliosi di esserci stati, graziati per quest’ opportunità, riconciliati
a Dio per le indulgenze ottenute e soprattutto speranzosi in un futuro
migliore, fondato più sull’amore per sé e per gli altri, considerati come
nostro prossimo, al contrario di questo presente angosciante, caratterizzato da
egoismi, indifferenza, violenze, litigi, soprusi e sopraffazioni.
Stanchi ma soddisfatti, siamo usciti dalla Basilica
dopo le 13:00 e ci siamo organizzati per il pranzo a sacco.
Lasciati liberi di recarci a consumare il pasto dove
volevamo, per poi ritrovarci presso il Colonnato del Vaticano, ci siamo
costituiti in sottogruppi e ognuno di questi è andato dove meglio preferiva.
Anche questo momento comunitario e conviviale è stato
gradito perché ci ha consentito di ammirare i particolari della Piazza del
Vaticano a partire dalla bellezza architettonica della facciata della Basilica.
Abbiamo potuto
contemplare da vicino le opere straordinarie lì presenti, come le
gigantesche statue di San Pietro e San Paolo, collocate all’ingresso principale
della Basilica, l’Obelisco Egizio e le due Fontane simmetriche, al centro della
piazza, e infine le Statue, in sommità
della Basilica, rappresentanti santi e
beati della tradizione cristiana.
Più moderna ed enigmatica ci è apparsa ai lati della
piazza la scultura del Migrante, dedicata al tema della migrazione. Il suo
colore scuro, quasi nero, ha attirato immediatamente la nostra attenzione e ci
ha trasmesso un senso d’inquietudine attenuato solo allorquando ci siamo
avvicinati all’opera e abbiamo compreso il suo reale significato: si tratta di
un barcone su cui sono stipati numerosissimi migranti che con i loro miseri
bagagli, lasciatisi alle spalle sofferenza, povertà e disperazione, si
apprestano a un fortunato sbarco, in cerca di un futuro migliore.
La loro speranza coincide con la nostra: loro come noi
sono in attesa di tempi nuovi, fondati su un nuovo umanesimo, capace di
restituire dignità e libertà a tutti gli esseri viventi.
È bastata, in particolare l’osservazione di quest’opera a farci capire il motivo principale del nostro cammino e l’essenza di questo anno giubilare: entrambi non avranno senso se non ci accorgiamo di chi è in difficoltà,
se non ci impegniamo a lottare contro disparità e
ingiustizie sociali, se non pratichiamo la cultura dell’accoglienza e del
perdono.
Pertanto la nostra andata a Roma in pellegrinaggio non
ha segnato un punto di arrivo ma solo un nuovo punto di partenza che ci vedrà
rinnovati nello Spirito e rinforzati nell’azione.
Ripartiti da Roma, verso le 16:00, siamo ritornati ai Colli di Fontanelle, in serata, soddisfatti
e felici per questa giornata spirituale, intensa e stancante, ma ricca di nuove
sollecitazioni e stimolazioni religiose.
Da
qui l’augurio a tutti di un buon cammino!
Animatore della Cultura e della Comunicazione
Anna Guarracino