lunedì 20 marzo 2023

Come vorrei...

 


Ma cosa sta succedendo in questo mio amato paese di collina?

 

Neanche la recente pandemia del Covid 19 ha causato tanti decessi quanti ne stiamo registrando in questi ultimi anni. Che ne siano una conseguenza? Non lo so.

 

Di certo appena ieri, in chiesa, ho partecipato all’ennesimo funerale ed è stato come rivivere quello di mia mamma, avvenuto  poco più di un mese fa.

 

Nell’ultimo anno nella nostra parrocchia se ne sono celebrati circa 20: una media mai registrata nel nostro piccolo paese.

 

È vero che molti defunti erano avanti negli anni, ma tanti altri no. Tutti, al di là dell’età, erano nostri cari parenti, amici o conoscenti e ci hanno lasciato in un’ indicibile tristezza.

 

Come vorrei che si spezzasse questa insolita catena di lutti!

 

E’ vero che la morte è la consequenziale fine della vita, ma è sempre difficile da accettare e da sopportare, soprattutto quando arriva all’improvviso, senza preavviso.

 

Intanto, dopo la perdita di una persona cara, si avverte un vuoto incolmabile, uno stordimento e uno smarrimento indefinibili.

 

Forse con il tempo ci sarà anche la rassegnazione ma nulla sarà come prima.

 

E intanto il succedersi di questi luttuosi eventi, ci riporta indietro con la mente.

 

Ieri, in Chiesa, come già accennato,  ho rivissuto il giorno del funerale di mia madre: un’altra mamma, come la mia, è nata al cielo.

 

Vedevo sul volto dei figli e dei parenti lo stesso nostro dolore e percepivo la stessa tristezza.

 

La fede ci aiuterà perché sappiamo che i nostri cari non sono finiti ma sono semplicemente passati ad un’altra vita, dove me li immagino già felici, immersi nella luce di Dio e nella gioia dei Santi.

 

Questa certezza, però, non evita la sofferenza del momento e né appaga il desiderio sempre crescente di rivolerli accanto a noi.

 

A ricordare solo i tanti trapassati del nostro paese, dal 1 gennaio 2022 a oggi:

 

Antonino Aversa

Vincenzo Maresca

Pasquale Pontecorvo

Lucia Scarpati

Luigi d’Elia

Rosa Ferraiuolo

Raffaele Sagristani

Anna Covito

Salvatore Ponticorvo

Maria Cristina Esposito

Elena Pane

Francesco Saverio De Gregorio

Luigi De Maio

Immacolata Pane

Santa Vinaccia

Anna Pontecorvo

 

 


domenica 15 gennaio 2023

IN CAMMINO CON FRANCESCO, MAESTRO DI FRATERNITÀ


NUOVA INIZIATIVA DALLA NOSTRA PARROCCHIA DELLA "NATIVITÀ DI MARIA VERGINE"

IN CAMMINO CON FRANCESCO

MAESTRO DI FRATERNITÀ

In questo nuovo anno che iniziamo a percorrere, si vuole dare spazio al desiderio di tanti nella Comunità, di vivere un momento di condivisione, di preghiera e di svago.

La meta pensata per conciliare al meglio è ASSISI.

Guidati da Don Antonino De Maio avremo modo di conoscere meglio i luoghi cari al Santo Poverello.

L’opportunità è per il week-end che precede il Carnevale quindi nei giorni che vanno dal 18 al 20 Febbraio .

Sabato 18 partiremo con bus dalla Piazza dei Colli per raggiungere Assisi, dove saremo ospitati in Hotel con trattamento mezza pensione (colazione e cena) e pranzo a sacco incluso nel prezzo.

Costo adulto bus + hotel € 200,00

Costo bambino da 3 a 12 anni bus + hotel € 160,00

Costo bambino da 0 a tre anni gratis (quota Hotel).

Lunedì 20 lasceremo l’hotel dopo colazione e concorderemo per la giornata.

La prenotazione può essere fatta direttamente in Parrocchia , oppure contattando:

Maria: 3336369501

Germana: 3387763768

All’atto della prenotazione è previsto l’intero versamento della quota.

Al fine di poter dare la possibilità all’albergo di organizzare al meglio le stanze, secondo le esigenze del gruppo, si accettano prenotazioni entro domenica 29 gennaio.

L’invito è rivolto a tutti e saremo felici di essere in tanti.

Il Parroco

Don Antonino De Maio

mercoledì 11 gennaio 2023

Un fulmine a ciel sereno


Stamattina ero serena: in famiglia andava tutto bene; il cielo si era schiarito e i primi tiepidi raggi di sole attutivano il freddo invernale.

Dopo la colazione con i miei cari mi sono trattenuta per qualche ora in compagnia di amici e abbiamo parlato del più e del meno. Nulla faceva pensare al fulmine a ciel sereno che ci avrebbe colpiti di lì a poco.

A mezzogiorno stavo preparando il pranzo quando ho sentito delle voci che venivano dalla strada. Al momento non ho prestato attenzione a quel chiacchiericcio che comunque mi faceva pensare a qualcosa di grave. 

Ho chiesto poi ragguagli a mio fratello che stava lì ad ascoltare e subito ho saputo. "Luigi ci ha lasciati" -mi ha detto, con evidente tristezza.

All'inizio non volevo crederci.

Ci ho messo del tempo ad assorbire la notizia e a rendermi conto dell'accaduto: a distanza di poco più di un anno, ci troviamo a vivere un altro increscioso lutto... un'altra giovane vita che ci lascia improvvisamente e inaspettatamente.

Ho sentito un vuoto dentro e ho avvertito il gelo della tempesta, appena arrivata.

 Mi è tornato in mente il nostro ultimo incontro, sempre al bar, lui sorridente e allegro e io compiaciuta di quel suo modo di fare: mi salutava con gioia e mi chiedeva sempre come stessi. Poche parole tra noi, ma sincere e affettuose, sempre sentite e mai formali.

Era diventato quasi un rito l'atto di scambiarci il saluto e di parlarci al bar o in piazza e la sua allegria mi contagiava.

A volte discutevamo anche sui fatti di cronaca del giorno, pur nella fretta della mia quotidianità che, soprattutto ultimamente, mi impone ritmi veloci, e perciò spesso lasciavamo il discorso sospeso, pronti a riprenderlo al successivo incontro.

Come faceva con me così faceva con tanti, o forse con tutti coloro che incontrava nei luoghi da lui più frequentati, come la piazza e i bar del paese.

Ora so che non capiterà più e ne sentirò la mancanza e come me anche gli altri.

Se n'è andato in silenzio, improvvisamente, lasciandoci attoniti e tristi.

Rimpiangeremo la sua allegria, la sua cordialità, la sua simpatia.

La tempesta passerà ma lui no: rimarrà vivo nei nostri ricordi.

Ad- Dio caro Luigi!

Ci uniamo al dolore dei tuoi cari familiari, di Mena e di Tonino, e per te pregheremo affinché tu possa godere, tra gli angeli, della gioia dei santi.

Anna Guarracino

venerdì 6 gennaio 2023

E, in alto, una stella luminosa...

Dire che è bello e straordinario, significativo e completo, è dire poco o quasi niente: parlo del presepe fatto quest’anno nella nostra chiesa della Natività di Maria Vergine dei Colli di Fontanelle. 
 Ancora una volta, don Antonino De Maio e i suoi collaboratori ci hanno stupito. 

Non che non ce lo aspettassimo! Sono anni ormai che a Natale ci imbattiamo in insolite rappresentazioni della Natività... sempre diverse, sempre originali, sempre pieni di significati simbolici, allegorici e metaforici, che ci inducono alla riflessione sull’evento sacro. 

Di certo quest’anno non ci aspettavamo di esserci tutti noi, al posto dei pastori! Sì, ci siamo noi tutti, con il nostro carico di sofferenze e di consolazioni, con i nostri dolori e con le nostre gioie. 

Il presepe che ci rappresenta, si configura come una struttura compatta di una bellezza sbalorditiva, raffinata ed elegante, comune a ogni opera d’arte, perché di questo si tratta: una creazione artistica che racchiude in sé l’essenza del messaggio evangelico. 

Racconta una storia sacra che inizia con una nascita e termina con una risurrezione: è la storia del Figlio di Dio… è la nostra storia. 

 Ãˆ la storia di noi credenti, cristiani autentici che, sull’esempio di Gesù, miriamo alla salvezza eterna. In primo piano risaltano i personaggi della Natività: ci sono Maria e Giuseppe che contemplano il volto luminoso del loro piccolo Gesù, adagiato sulla paglia, appena coperta da un lenzuolo di bianco lino; dietro svetta un grande albero di Natale, adornato con fiori e stelle, quasi a sfatare la credenza in una sua natura profana più che sacra; sullo sfondo davanti a un sottile velo che simboleggia una scia di luce, troneggia la croce che redime, che salva, che conduce alla vita eterna e infine, in alto, sormonta il tutto una stella luminosa, rivelatrice della luce divina. 

È un presepe dedicato dal parroco, don Antonino, alla nostra comunità, colpita in questi ultimi anni da lutti inaspettati, spesso improvvisi e inspiegabili. 

Tra questi trapassati, molte giovani vite che hanno lasciato nel dolore famiglie, amici e conoscenti. Questo è il leitmotiv della rappresentazione di quest’ atipico presepe che si allontana dal cliché dominante volto a inneggiare a un Natale semplicemente sdolcinato, gioioso e luminoso, pieno di apparenza e privo di sostanza.

 C’è voluto coraggio a dire che le luci, come il velo dietro alla croce e la stella in alto, non nascondono le ombre ma servono piuttosto a penetrarle, a illuminarle e a diramarle.

 Il velo e la stella ci stanno a ricordare l’Amore di Dio che ha squarciato il cielo per venire ad abitare la nostra umanità condividendone smarrimenti, disagi, dolori e gioie. 

Con la sua nascita sulla terra Dio si è rivelato e ci ha indicato il cammino che culmina nel mistero della Pasqua, simboleggiato dalla croce. 

Nel progetto divino, il dolore di ognuno di noi diventa dolore gioioso perché non è frutto di punizione ma mezzo di redenzione. 

Così intesa, la sofferenza sta a ricordarci che “Dio si è fatto uomo per farci come è fatto Lui”: essa avrà il suo riscatto e sarà ampiamente ricompensata nella pienezza dei tempi. 

 Questo presepe dunque è l’invito a guardare il Natale con occhi diversi per coglierne l’essenziale e per adottare un diverso stile di vita, più coerente con la fede cristiana. 

Di certo, come ha detto papa Francesco solo “In Gesù assaporeremo lo spirito del vero Natale: la bellezza di essere amati da Dio”. 



 Anna Guarracino 

(Animatore della Cultura e della Comunicazione)

martedì 1 marzo 2022

L'assillo di un dubbio


 

Era un bel giorno di primavera e io scorrazzavo felicissima per le strade del paese con la mia potente moto sportiva, appena comprata.

 L’avevo desiderata fin da quando ero giovane, ma, per i costi alti, mi ero sempre accontentata di moto più economiche, di media cilindrata. 

E ora che finalmente la possedevo, correvo spensierata per le vie principali dei Colli, godendo dell’ebbrezza del vento che mi accarezzava il viso e mi scompigliava i capelli e ammirando il cielo terso, privo di nuvole. 

 Non indossavo il casco e mi sentivo del tutto libera e soddisfatta.

 Durante questa scorrazzata, intravidi un amico che aveva, e ha tuttora, in comune con me la passione per le due ruote e lo salutai, ma, siccome ero in velocità sostenuta, non feci in tempo a decelerare e passai oltre, contenta di averlo incontrato e di avergli fatto vedere, seppur in corsa, la mia nuova moto. 

 Procedevo in avanti speditamente guidando con sicurezza e non mancavo di lanciare uno sguardo curioso al paesaggio che mi sfrecciava davanti agli occhi.

 Correndo, sempre all’impazzata, senza una meta precisa, mi ritrovai ben presto in cima a una montagna da cui si poteva ammirare uno stupendo panorama. 

Salendo ancora più su, mi trovai nella parte più alta e guardandomi intorno mi sembrava di essere al di sopra delle nuvole dalle quali s’intravedevano i cocuzzoli di altre montagne. 

 Non potevo più proseguire e qui, estasiata più che stanca, sostai più a lungo. Poi decisi di scendere e, girata la moto, guardai in basso, ma stranamente non vidi più la strada che mi aveva condotto sulla vetta: s’intravedeva solo una lunga e scoscesa rupe, irta e difficoltosa, con tratti a gradoni alti e altri comunque impervi, tanto da non poterla percorrere con la moto. 

Perplessa mi chiesi: -Ma come ho fatto ad arrivare quassù con la mia moto? Come farò ora a discendere?

 Mi angosciava il non capire e, soprattutto, il non sapere come tornare indietro, come affrontare quella discesa, giacché ero pienamente conscia del fatto che non potevo ritornare con la moto e che avrei dovuto lasciarla lì, sulla cima della montagna. 

Fui colta da un senso d’inquietudine che contrastava con le emozioni prima provate e mi sentii persa. 

Il tutto però durò per un breve lasso di tempo, perché, proprio mentre riflettevo sul come tornare indietro, mi svegliai. 

E ancora, inebriata dalla gioia onirica e confusa dall’accaduto, cercavo disperatamente una risposta agli interrogativi postimi, senza trovarla. 

E tuttora sto pensando a come avrei fatto a scendere da lassù e ancora non trovo alcuna soluzione. 

Un dubbio mi assilla: -E se il ritorno indietro non fosse stato più possibile? 

 

Anna Guarracino 

Da “Racconto i miei sogni”

venerdì 12 novembre 2021

Avanti con fiducia!

Avanti con fiducia!

Sapere quanto sia importante il discernimento comunitario ci aiuta ad avere fede nell’azione dello Spirito Santo che parla a tutti noi, indipendentemente dai nostri meriti, e ci guida verso il bene assoluto: basta saperlo ascoltare.

Questo in sintesi il messaggio lasciatoci dal prof. Giovanni Grandi nell’ultimo incontro per il Sinodo, tenutosi in diocesi.

Sappiamo bene che il Sinodo è un tempo di grazia e dunque non dobbiamo viverlo passivamente, ma dobbiamo averne consapevolezza, coinvolgendoci in prima persona.

Solo così potremo partecipare attivamente a questa opera di innovazione e di cambiamento della Chiesa che, lungi dall’essere radicata in abitudini e tradizioni, si adegua attraverso questo cammino sinodale alle nuove esigenze della nostra attuale società.

Premesso questo, il relatore ci ha indicato degli elementi da considerare per capire e praticare bene il discernimento comunitario che ci deve mettere in condizione di lavorare in gruppo e di ascoltare la nostra interiorità che ci consente di fare esperienza dello Spirito Santo che ci accompagna nella vita.

Si tratta di 4 punti che, se considerati, ci aiutano a progettare il cammino sinodale in comunità:

1- Ansia da risultato;

2- Assenza di profondità; 

3- Pregiudizio d’ascolto;

4- Partecipazione attiva tramite confronto aperto, autentico e sincero.

Tutti questi elementi hanno un comune denominatore e cioè l’ascolto.

Non si può pensare al discernimento comunitario se non ci si pone nella condizione dell’ascolto che deve partire da un breve incontro di silenzio, di meditazione e di preghiera rivolta allo Spirito affinché “ravvivi in noi tutti i doni ricevuti e ci dia un cuore nuovo… un cuore puro… un cuore grande… un cuore forte e capace di amare tutti”, come già invocava San Paolo VI.

Questa disposizione ci fa capire che a nulla serve l’ansia del risultato perché non deve prevalere la nostra volontà bensì quella dello Spirito che ci accompagna. Quindi ognuno deve esprimere ciò che sente, in piena libertà, ben sapendo che lo Spirito soffia dove vuole e si fa sentire da tutti. 

Dobbiamo liberarci dalle ansie di prestazione, dai condizionamenti, dai pregiudizi e dalle nostre precedenti convinzioni sapendo che ognuno di noi è importante per Dio e tutti noi possiamo dare un personale contributo alla ricerca del risultato se ci poniamo al servizio della comunità, senza pretese o ambizioni, senza voglia di sopraffare o di emergere.

 Suor Nathalie Becquart direbbe- “Tutti sulla stessa barca remando all’unisono”.

L’importante è sapersi ascoltare per seguire la voce interiore di Dio e poi esprimerla nel gruppo, in piena libertà, senza paura e senza remora,  per aprirsi ad un confronto autentico, aperto e schietto.

Seguirà poi l’elaborazione dei contenuti raccolti in un diverso microgruppo di lavoro e alla fine si arriverà alla condivisione della scelta.

Per la buona riuscita del processo attivato il prof. G. Grandi ha consigliato l’importante prassi dell’annotazione del proprio pensiero su un foglio e quindi ha ribadito l’importanza della scrittura che può essenzializzare un discorso tramite le parole “chiave” che vanno riportate sul foglio per una riesposizione breve e coincisa.

Un’altra strategia buona nella conduzione dell’attività di gruppo è il ricorso alla figura di un facilitatore che riesca a fare da moderatore nella fase del confronto e sia capace poi di riepilogare i contenuti espressi durante la trattazione dell’argomento scelto.

Alla fine dell’incontro, consapevoli del fatto che ognuno può abitare la propria interiorità con il Signore che accompagna tutti, ci siamo sentiti fortificati e incoraggiati perché abbiamo compreso che tutti possiamo affrontare il cammino sinodale, insieme e uniti, nella certezza che la Chiesa andrà avanti, spedita e attiva; riuscirà a superare gli ostacoli che incontra, adattandosi ai tempi e ai bisogni dei cristiani. 

Insomma, “Insieme si può”, a dirla con Morandi-Ruggieri-Tozzi: bisogna intraprendere il viaggio, senza reticenze, remando insieme per raggiungere nuovi approdi.

E qui mi torna in mente anche il viandante di Antonio Machado: per lui non c’è una strada già tracciata… lui va avanti fiducioso perché sa che “il cammino si fa andando”. 

 Anche in questo caso si parla di un itinerario spirituale, come il cammino sinodale, che non ha soltanto una dimensione fisica ma anche una dimensione interiore. 

E sarà proprio questa interiorità a  spingerci in avanti con fiducia. 

Da qui l’augurio di un buon cammino a tutti!


Anna Guarracino

(Animatore della Cultura e della Comunicazione)